Alcune criticità della Sanità Integrativa

Alcune criticità della Sanità Integrativa

(riportiamo la lettera integrale inviata al Quotidiano Sanità)

Gent.mo Direttore,

nulla osta che in un paese moderno convivano un servizio sanitario pubblico, uno privato e uno misto. I problemi nascono da come vengono gestiti, su quanto incidano in percentuale sull’offerta delle cure ai cittadini e sul fatto che vengono riservati ad una parte della popolazione servizi privati supportati anche dalla tassazione di tutti coloro che non vi aderiscono.

L’Italia, grazie alla riforma del 1978, ha rappresentato e rappresenta ancora nonostante i disinvestimenti, un esempio di gestione illuminata del servizio sanitario pubblico, che pur certamente migliorabile è preso ad esempio da tutto il mondo.

Ultimamente, data la crisi economica, esiste un pensiero dominante che vede nella sanità integrativa la soluzione di tutti i mali. Ma è proprio così? Su QS c’è stato qualche intervento che ha evidenziato le criticità di questo pensiero. Ivan Cavicchi paventa il rischio di una sanità integrativa che diventi sostitutiva del SSN. La Rete sostenibilità e salute ha dimostrato, dati alla mano, quanto questa scelta potrebbe portare a un disinvestimento nel SSN, a un rischio di consumismo sanitario, a un aumento della spesa sanitaria, a un’inappropriatezza delle prestazioni sanitarie e a un peggioramento della salute delle persone.

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=50713

http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=58655

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=56403

Desideriamo con questa lettera brevemente analizzare come la gestione di un fondo sanitario possa condizionare la salute delle persone e la professionalità dei medici.

Volendo semplificare, un fondo sanitario non è altro che una raccolta di risorse economiche utilizzate per offrire dei servizi sanitari agli aderenti al fondo medesimo.  Queste risorse possono essere gestite in due modi:

1. Assistenza indiretta.

Rimborsare, in toto o parzialmente, il beneficiario del fondo nel momento dell’utilizzo delle prestazioni previste dal contratto, lasciando al medesimo la totale libertà di scelta del curante.

2. Assistenza diretta.

Indirizzare il beneficiario presso le proprie cliniche o verso professionisti convenzionati (assistenza convenzionata a rimborso diretto o indiretto) con i quali è stato sottoscritto un contratto (convenzione) che può prevedere un gestionale, e/o un tempario,  e/o una modalità di accesso, e/o una modalità di rimborso (diretto o indiretto), e/o un tariffario, e/o un nomenclatore specifico del fondo.

Sembra ovvio che la prima modalità rappresenti la migliore opzione per il beneficiario, ma pochi fondi sanitari la prevedono, ad esempio il FASI. Perché questa scelta penalizzante per i beneficiari?

Aldilà di quanto si vuol far credere, le assicurazioni sanitarie hanno, legittimamente, una priorità: il profitto; i fondi sanitari formalmente no, ma in pratica puntano a espandersi e a garantire un (buon) reddito a chi vi lavora e soprattutto a chi siede nei Consigli di Amministrazione.

L’assistenza diretta è la più efficiente modalità di gestione delle risorse economiche per fare ricavi e utili a favore delle assicurazioni/fondi/mutue: si crea una rete di professionisti che sottoscrivono un contratto, accettano le condizioni, la principale delle quali rappresentata dalla tariffa più bassa. Sono, comunque, tutte condizioni che vincolano il medico. 

Un esempio ci è fornito dagli Stati Uniti dove, nell’ambito delle cure dentali, i fondi sanitari stabiliscono preferibilmente convenzioni con i neolaureati e con i low cost. I primi sono facilmente convinti ad accettare tariffe ribassate perché oberati dai debiti contratti per laurearsi mentre i secondi fanno fronte alle tariffe basse giocando sulla quantità delle prestazioni erogate. E’ pensabile avere qualità in queste condizioni?

Sulla qualità delle prestazioni e sul malaffare possiamo citare due esempi italiani.

Il 18 dicembre del 2016 la trasmissione televisiva “Le Iene” fece un’inchiesta sui low cost stimolata dalla segnalazione di un dentista, ex dipendente di un low cost, che dichiarava di avere subito pressioni dal direttore sanitario al fine di inventare diagnosi di carie nei pazienti sottoposti a visita odontoiatrica. http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/roma-denti-low-cost-risparmio-o-truffa_674575.html

Nell’inchiesta tre volontari sani vennero visitati presso tre centri low cost appartenenti a tre catene low cost differenti. Il risultato delle visite presso questi centri fu che a ognuno dei volontari furono diagnosticate delle patologie e che ognuno aveva la necessità di trattamenti consistenti in otturazioni, estrazione, sedute d’igiene orale e prescrizione di placche di svincolo occlusale (bite).

In un’altra indagine condotta nel 2016 emergeva come i pazienti che si rivolgono alle catene low cost subiscano inserzione di impianti e applicazione di manufatti protesici in percentuali nettamente superiori rispetto a chi si rivolge agli studi tradizionali, rispettivamente 30% versus 5% e 24% versus 12%. http://www.odontoiatria33.it/cont/pubblica/approfondimenti/contenuti/12435/limplantologia-pazienti-scelgono-catene.asp

Come è facile constatare, si tratta proprio di quei fenomeni di sovradiagnosi e consumismo sanitario segnalato dalla Rete sostenibilità e salute.

Concludendo, chi guadagna da queste scelte non sono né i pazienti né i professionisti, ma solo chi gestisce i fondi. Vediamo alcuni esempi:

  • Stephen Hemsley, amministratore delegato della UnitedHealth, 66.1 milioni di dollari l’anno, (254.328 dollari al giorno);
  • David Cordani, presidente di Cigna, 27.2 milioni di dollari l’anno, 104.479 dollari al giorno;
  • Michael Neidorff, amministratore delegato della Centene, 28.1 milioni di dollari l’anno, 107.796 dollari al giorno.

Questi sono fatti e numeri reali, non opinioni o ideologie.

Nick Sandro Miranda

Giovanni Braga

Tiziano Caprara

Scritto da Dr. Tiziano Caprara

Coaching e Mentoring in Odontoiatria Laureato all’Università di Bologna. Si interessa da più di 10 anni di gestione dello studio dentistico. leggi tutto Website: http://www.tizianocaprara.com