Lo specialista dell’ovvio

Lo specialista dell’ovvio

L'aziendalista 0.0

Una cosa che mi ha sempre meravigliato è notare come le persone che non conoscono la nostra realtà abbiamo un irrefrenabile impulso di volercela spiegare.

Tali soggetti si riconoscono per il fatto che utilizzano le soluzioni di alcune grosse aziende (tipo Amazon, Fiat, Apple) o in certi casi di grosse cliniche convenzionate con il sistema sanitario nazionale, come esempi per spiegarci le loro teorie o anche per darsi una parvenza di autorevolezza, non capendo che la nostra attività professionale è molto lontana da tali realtà. 

Personalmente ho sempre pensato che non puoi insegnare nulla di ciò che non hai provato. Per tale motivo non comprendo la figura del consulente esterno, soprattutto se provenente unicamente dal mondo universitario, in quanto si tratta soltanto di un formatore di professione, non molto utile alla nostra realtà pratica. Reputo più adatta la figura del mentore, che lavora sul campo e che dimostra con l’esperienza quali possano essere i reali vantaggi e svantaggi di una determinata soluzione.

Purtroppo gli aziendalisti detengono la maggior parte della nostra formazione gestionale, fornendo spesso informazioni superficiali, se non del tutto inutili o, in certi casi, scorrette. Ad esempio in un recente evento sulla realtà odontoiatrica un consulente universitario ha spiegato una cosa molto interessante: i pazienti non hanno molto tempo e quindi cercano servizi che soddisfino tale esigenza. Una notizia che è stata rivelata come una novità, probabilmente pensando che forse (secondo il relatore) i dentisti non conoscano tale aspetto… questo fa capire quanto poco conoscano la nostra professione. Da anni ormai noi dentisti sperimentiamo sulla nostra pelle tale situazione; lo si capisce dagli innumerevoli discorsi che facciamo tra di noi: pensionati che hanno l’agenda più impegnata di un manager di una multinazionale e bambini di 8 anni con genitori che gestiscono le loro agende, quali fossero dei segretari personali… Ormai da molto tempo il dentista si è adattato a tale situazione modificando la gestione del tempo e cercando di sfruttare meglio la struttura.

Qui invece ci è stato nuovamente calato dall’alto quello che ormai conosciamo da molti anni. Sarebbe bastato anche un minimo di approfondimento specifico sulla nostra realtà e non su ambiti generali, per capire che esistono già varie ricerche (dal 2012 in poi) che hanno valutato come il fattore tempo sia aumentato di importanza nel processo di scelta del dentista, da parte del paziente .

In questo evento l’aziendalista ci ha anche fornito un’altra previsione per il futuro: la creazione di Network tra strutture sanitarie. Questo fenomeno tuttavia è già presente da vari anni sul nostro territorio, con esperienze più o meno felici e con proposte per creare una “rete delle reti”, cioè unire gli sforzi per potenziare la comunicazione esterna e ovviare a quello che il sindacato non è ancora riuscito a fare. E’ una situazione che esiste ormai da più di 6 anni (io stesso partecipo ad un network da circa 5 anni), ma stranamente il passato ci viene spiegato come fosse il futuro…

Sembra di vedere quelle famose previsioni, di alcuni anni fa in cui il dentista veniva dato per spacciato (o forse si sperava che fosse così). Mi ricordo che nel 2008 un famoso consulente Bocconiano profetizzava che entro 10 anni i Fondi avrebbero raggiunto il 60% della gestione dell’odontoiatria (oggi sono al 5%…) mentre le grosse strutture avrebbero raggiunto più del 50% del “mercato odontoiatrico” (oggi sono poco più del 5%). Anche in questo caso la previsione era stata fatta su dati generali di grosse aziende: siccome la Fiat e altre grosse aziende si erano accorpate, allora questo fenomeno avrebbe coinvolto anche il dentista… 

Quella volta ci dissero anche che solo un terzo dei pazienti andava dal dentista (37%) e quindi che per questo sarebbe stato utile aderire ai Fondi. Mi ricordo che la considerai una informazione non attendibile e per questo commissionai una ricerca a livello nazionale. I dati ricavati furono molto diversi, ma anche tutti quelli che vennero realizzati successivamente (anche da istituzioni europee) confermarono la mia previsione:

Pazienti che frequentano lo studio almeno una volta all’anno

2003 Regione Lombardia 71%

2007 ANDI FVG Ad Com. 59,6%

2008 SIO (SWG) 86%

2010 Caprara- AD Com 60,3%

2010 European Global Oral Health 52%

2010 Caprara - AD Com 59%

2012 Mannheimer 57%

2012 Caprara- Quaeris 57,7%

2014 Caprara - Queris 48,2%

2015 Caprara-Queris 77%

2016 DOXA AIOP 86%

2017 Caprara-Quaeris 80,1%

Anche in questo evento un altro Bocconiano ci viene a spiegare che solo il 31% dei pazienti va dal dentista…

Quello che spesso si percepisce e che questi consulenti sembrano nutrire un certo malcelato fastidio per la professione. Ogni loro comunicazione sembra volta a “spingere” una visione del mondo, non si sa se loro o appresa, in cui il professionista è meglio che sia un imprenditore, legato a formule assicurative (convenzioni), magari organizzato in grosse strutture finanziate dal capitale. Il paziente diventa un cliente a cui vendere dei prodotti dopo una adeguata strategia di marketing (etico per carità…).

Perchè diamo così fastidio e perchè ci vedono in un modo così superficiale e antiquato? Probabilmente la formazione imprenditoriale e la vicinanza con le imprese deforma la loro visione. Non penso ci sia una volontà, è che proprio non ci conoscono. Eppure ci consigliano di cambiare, di trasformarci in qualcosa più vicino alla loro visione del mondo. Io penso che se qualcuno deve proprio cambiare, forse sono loro.

Quello che infatti spesso ci offende è sentirci presentare l’”ovvio” infarcito di informazioni generiche, per convincerci che dobbiamo cambiare, che altrimenti spariremo. Sono 20 anni che ci dicono che dobbiamo cambiare e che siamo destinati all’estinzione, ma ciò di cui non si sono accorti è che le uniche persone che devono cambiare sono loro. Il dentista si sta già evolvendo, cambia, è mutevole, si adatta molto bene alla situazione perchè la vive ogni giorno sulla propria pelle. Capisce cosa succede attorno a lui, perchè tocca con mano la realtà, non la vede da lontano o dopo qualche anno come loro.

Chi non cambia mai sono loro, i consulenti universitari, gli aziendalisti che vogliono spiegarci con l’”arroganza della teoria”, invece che con l’”umiltà della pratica”, cose che non conoscono. Sono loro che devono cambiare iniziando ad approfondire le cose, almeno un poco, prima di venirci a parlare, se non altro per rispetto delle persone che impiegano tempo per ascoltarli; sono loro che devono cambiare iniziando a fare della vera ricerca previsionale e non solo raccontandoci cose che già sappiamo da anni; sono loro che devono cambiare smettendo di diventare strumenti delle aziende, ma dei sinceri consulenti che aiutano i professionisti; sono loro che devono cambiare capendo che il dentista non è una “mucca da mungere”, ma una persona importante della società a cui va portato il rispetto che merita; sono loro che devono cambiare capendo quando non sono all’altezza e che forse è il caso di non tenere conferenze inutili.

Il cambiamento è in atto, ma quando lo capirà l’aziendalista? A quando l’aziendalista 1.0?

Tiziano Caprara

 

Scritto da Dr. Tiziano Caprara

Coaching e Mentoring in Odontoiatria Laureato all’Università di Bologna. Si interessa da più di 10 anni di gestione dello studio dentistico. leggi tutto Website: http://www.tizianocaprara.com