Il famoso cigno nero …. alla fine è arrivato.

Il famoso cigno nero …. alla fine è arrivato.

Questa situazione può essere definita un vero “cigno nero” cioè una realtà imprevedibile, che stravolge tutto. Nassim Taleb creatore di tale teoria, intervistato il 5 marzo su tale aspetto, ha detto che non si tratta di un cigno nero in quanto “manca l’imprevedibilità”. Forse se lo intervistassero oggi cambierebbe idea in quanto la diffusione del virus è stata veramente imprevedibile.  Il cigno nero non è quindi l’assistente che va via, come riportato da chi forse il libro non l’aveva letto, ma una nuova situazione come questa in cui è molto difficile fare delle previsioni.

Questo periodo ha infatti stravolto la realtà da un giorno all’altro. A dicembre chi lo avrebbe mai potuto prevedere? C’è stato chi lo aveva immaginato (1) , ma senz’altro è qualcosa che ci lascia spiazzati e ci mette di fronte a molte domande a cui vorremmo avere risposta: quanto durerà? quanto costerà? sopravviverò?....

Per il discorso sopravvivere, basta stare a casa ordinando il più possibile online... può essere fastidioso, ma è abbastanza facile.

Alle altre due domande invece non è così semplice dare una risposta. In base a quanto abbiamo potuto osservare e ai dati più o meno manifesti, possiamo fare alcune ipotesi e previsioni.

Quanto durerà e costerà? Ai primi di marzo valutavano una durata limitata che è andata man mano crescendo. Fino a qualche giorno fa parlavano del 5 aprile, ma tale data sta aumentando sempre di più e sembra già più realistica un’apertura dopo Pasqua, sempre che lo si possa fare.

Dobbiamo porci quindi due domande: quanto possiamo durare senza lavorare e come fare a recuperare la perdita in caso di ripresa lavorativa.

Per la prima domanda dobbiamo analizzare due costi.

Primo costo personale: Per prima cosa dovremo calcolare quanto spendiamo per la famiglia in un anno e quindi valutare quale potrebbe essere il costo di questi 3 mesi. A questo punto vediamo se i soldi che abbiamo in banca possono coprire tale importo. La maggior parte dei colleghi hanno queste disponibilità.

Il secondo costo professionale riguarda le spese dello studio ed è un po' più difficile da calcolare e da compensare. Per prima cosa dobbiamo capire quante sono le spese mensili. Questo dato penso che lo abbiamo tutti (o dovremmo averlo...) ad esclusione di chi ha appena aperto lo studio (che fortuna...) che non ha ancora dei “dati storici” ben definiti.

Una volta calcolato tale importo, va depurato di tutti i costi diretti. Infatti in questo periodo non pagheremo tecnico (15-18% della spesa totale), materiali di consumo (10-15%), collaboratori (10-15%). Per il personale (18-20%) forse ci sarà la sospensione o la cassa integrazione. Si può pensare che le spese dello studio possano ridursi a un 30-40%di quelle attuali (dipende da mutui, affitti e leasing...).

A questo punto dopo, aver valutato tale somma, vediamo se il conto dello studio lo può supportare per 3 mesi. In questo caso gli studi che possono compensare tali spese non sono purtroppo molti. Le soluzioni per riuscire a coprire tali importi sono la sospensione di tutti i pagamenti possibili e purtroppo l’apertura di un fido entro un certo limite. Dovremo infatti darci un termine di 3 mesi oltre il quale diventa più difficile un rientro.... se infatti tutta l’Italia dovesse chiudere per oltre 3 mesi il rientro sarebbe molto complesso per tutta la popolazione...

Una volta definito se possiamo resistere economicamente valutiamo come fare a recuperare le perdite subite con il rientro lavorativo.

Innanzi tutto che situazione ci troveremo ad affrontare? Probabilmente ci saranno due fasi. Un prima fase (fase ridotta) che richiederà un aggiunta di particolari procedure, DPI e selezione dei pazienti  con il triage; seguita da una seconda (fase recupero) in cui le procedure saranno simili a quelle ante-coronavirus salvo con una sanificazione più attenta e dei nuovi DPI (si spera...)

A quanto ammonteranno le perdite? Consideriamo che la maggior parte degli studi ha chiuso verso il 10 marzo. Un mese di mancato incasso significa (per uno studio che tiene aperto 11 mesi lavorativi) una riduzione del’9% delle entrate.

Se consideriamo che nel primo mese di rientro (fase ridotta) causa la selezione dei pazienti e l’aumento dei tempi di sanificazione, possiamo verosimilmente perdere un altro 20-30% di incasso significa un’ulteriore perdita del 3% di entrate (su base annua).

Ci troviamo quindi un difetto di incasso del 12% circa, che in uno studio con il 75% di spesa significa quasi una riduzione del reddito del 48%... non è poco. Dobbiamo però considerare che per un mese abbiamo anche ridotto le spese e quindi in realtà la perdita si riduce al 40% circa...

Come recuperare?

Il metodo più semplice è aumentare la quota lavoro. Ciò che conta sono il numero di giornate lavorative all’anno, che le si faccia in un periodo o in un altro, poco importa. Potremo quindi lavorare in agosto (ormai i dipendenti hanno già fatto le ferie...) oppure in alternativa lavorare qualche ora in più durante la settimana, se avevamo già predisposto delle mezze giornate libere.

Questo sarà molto più difficile nel grosse strutture che lavoravano già tutta la settimana (a meno che non inizino a lavorare di domenica...) e che sopportavano costi molto più elevati. Ancora una volta il nostro studio monoprofessionale si dimostra la struttura più agevole per sopportare le modifiche ambientali.

Questo (il recupero di giorni e ore) è lo strumento che ci aiuterà di più e con cui potremo recuperare tutte le giornate perse e quindi anche il 100% della perdita. 

Poi ci sono poi gli aiuti governativi (?) come il credito di imposta per la santificazione (si arriva a 500-1.000/aa?), la cassa integrazione (tutto aiuta), gli spostamenti dei pagamenti (“tanto li devi pagà”...), sui cui però non farei grande affidamento...

Anche i pazienti cambieranno. Ci troveremo di fonte a due categorie di persone: quelli a reddito fisso (pensionati, statali) per cui non cambierà molto e quelli che lavorano a reddito di impresa (partite iva e loro dipendenti) che si ritroveranno con il loro reddito ridotto se non scomparso...

Quindi dopo un primo effetto “rimbalzo” bisognerà vedere se tutti i pazienti avranno le stesse possibilità ante-CV19. Questo potrebbe rallentare molto il nostro recupero.  Infatti è molto probabile che il 10-20% delle persone avrà difficoltà economiche, che necessiteranno di almeno 1-1,5 aa per essere recuperate.

La buona notizia, se così si può definire, è che per i prossimi anni , vista questa esperienza, i dentisti che tenderanno a lasciare la professione aumenteranno e quindi gli studi rimasti avranno un numero di pazienti più elevato (ancora di più rispetto a quello descritto nella fase di ricambio generazionale, del corso “ La professione che verrà”  del 2018)

Il punti appena descritti considerano un mese di chiusura e un mese per la fase “ridotta. Chiaramente se questo periodo dovesse aumentare si faranno i calcoli di conseguenza.

Personalmente non penso un periodo più ampio. Se il periodo di chiusura dovesse superare i 3 mesi penso che il recupero potrebbe diventare molto molto difficile non solo per noi quanto per tutto il “circuito Italia”. A quel punto anche le persona e a reddito fisso potrebbero avere difficoltà e ci troveremmo di fronte a emergenze nazionali di sicurezza e sanità. Lo studio diventerebbe il pensiero meno importante, ma dovremmo pensare ad una location sicura, con molto cibo, protezioni personali e strumenti di scambio.....

Se consideriamo i dati anche degli altri paesi (veri o falsi) potremo considerare aprile o maggio come periodi a rilento e giugno come ripresa...

Ho spostato il corso a novembre e penso che dovrò rivederlo tutto per adattarlo alla nuova realtà che ci troveremo ad affrontare... 

In bocca al lupo

dr.Tiziano Caprara

20 marzo 2020

1) a ottobre 2019 in un famoso video la  Bill and Melinda Gates Foundation e il World Economic Forum, ipotizzavano gli effetti di una pandemia, prevedendo 65 mln di morti in 18 mesi ed effetti economici molto negativi anche fino a 10 anni...   https://www.youtube.com/watch?v=AoLw-Q8X174&feature=youtu.be

2) Per chi ha chiesto info su maschere protettive, questa è una prova che ho utilizzato il 18 marzo. Usata per 45'. Non possibile usare gli ingranditori.

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Scritto da Tiziano Caprara

Il primo e unico dental coach italiano. Laureato all’Università di Bologna. Si interessa da più di 10 anni di gestione dello studio dentistico. leggi tutto Website: http://www.tizianocaprara.com

28 commenti

  • Interessante , spero anch’io che tutto possa rientrare al piu’ presto e mi rassegno alla perdita economica; e’ piu’ importante la salute. Bravo come sempre da quando ti seguo. Cordiali saluti.

  • Interessante , spero anch’io che possa rientrare tutto al piu’ presto e mi rassegno ad una perdita economica; e’ piu’ importante la salute.Bravo come sempre da quando ti seguo. Cordiali saluti

  • alberto Mazzocchi scrive:

    Ben scritto come sempre. Bravo Tiziano!

  • Interessante , spero anch’io che possa rientrare tutto al piu’ presto e mi rassegno ad una perdita economica; e’ piu’ importante la salute. Bravo come sempre da quando ti seguo. Cordiali saluti

  • Michela scrive:

    Grazie per l’attenta analisi. Chissà che in autunno non riesca a partecipare al corso…questo disastro ci impone di fare scelte diverse e può essere occasione per cambiare in meglio.

  • Pietro Paolo scrive:

    Al rientro dopo l’epidemia i ritmi di lavoro saranno bassi perché ci vorrà molto tempo per sanificate lo studio dopo un paziente

    • Tiziano Caprara scrive:

      Ciao Paolo, effettivamente ci dovranno consigliare dei DPI garantiti dal punto di vista medico legale e anche nuove procedure perla sanificazione. Sto valutando l’acquisto di un sanificatore e ho già calcolato i tempi tra un pz e l’altro. Purtroppo questo richiederà un impegno di tempo (attendere la sanificazione del riunito) oppure un aggravio di costi (se hai già più poltrone su cui lavorare, dovrai avere una seconda assistente dedicata a questo…)

  • Stefano Cenni scrive:

    Ciao Tiziano, come stai? Ho letto il tuo articolo e condivido molte cose. In questa situazione certamente una struttura monoprofessionale sembra più facile da modellare, anche per il fatto che decide nel bene o nel male, solo una persona.
    Penso però che i tempi saranno più lunghi, finché non copieremo il modello cinese, i contagi aumenteranno a dismisura.
    Come sarà dopo, si può anche qui valutare da quello che sembra avvenire in Cina: finché non si troverà un vaccino e non si vaccinerà la popolazione, la possibilità di prestazioni odontoiatriche passa attraverso una serie di DPI per gli operatori e di conseguenza, per i pazienti, e di azioni di decontaminazione degli ambienti, difficilmente attuabili in una struttura ridotta.
    Ad esempio, penso che anche una seduta di igiene, altamente esposta, debba essere condotta a quattro mani, mentre adesso, almeno nella mia realtà, i miei due igienisti lavorano da soli sui pazienti, essendo coadiuvati dall’Aso nelle fasi di riordino e pulizia del riunito e dei ferri etc…
    Sono solo alcuni pensieri, sto pensando come predisporre al meglio i miei studi, togliendo il possibile dai ripiani, per sanificare più velocemente. Penso che vorrei avere un box di pochi metri quadrati senza nulla, gestire la prestazione con un tray, ….come diceva Guastamacchia, ma vogliamo lo studio bello, microscopio alla parete, rx in ogni dove, tastiere pc etc…
    Ti saluto, è stato un attimo di riflessione scatenato dal tuo articolo, buon lavoro.
    Stefano Cenni da Imola (BO)

    • Tiziano Caprara scrive:

      Ciao Stefano, interessanti riflessioni. Effettivamente eseguire un’estrazione sarà meno rischioso rispetto ad una seduta di igiene orale…le igieniste però non sembrano attualmente rendersene conto..Per quanto riguarda i DPI, senz’altro dovranno darci delle indicazioni su quali ci possono salvaguardare da ogni punto di vista anche medico legale. Lo stesso vale per le procedure di sanificazioni che in ogni caso penso saranno ottenute da macchinari a calore e con aggiunta di sostanze virucide. Detto questo ci sarà un aggravio di tempo o di costi a seconda di come è organizzato lo studio, per numero di riuniti e personale. Infatti dovremo attendere dei tempi molto più lunghi per la sanificazione e questo comporta una attesa per il dr (tempo) oppure se abbiamo più riuniti dovremo dedicare una persona a tale compito (costo). Bisognerà poi modificare la tempistica degli appuntamenti. Saremo obbligati a appuntamenti lunghi evitando i veloci appuntamenti di controllo periodico. Avendo 4 riuniti e 3 assistenti, dopo aver effettuato triage e modificato appuntamenti quando riapriremo dedicherò una persona esclusivamente alla segreteria una esclusivamente alla sanificazione/sterilizzazione e la terza alla realtà operativa. Spero che si arrivi a dei DPI sicuri. Attualmente ho provato una maschera facciale subacquea coperto da capellino e con mascherina su valvola anteriore. Non si possono usare gli ingranditori e devi toglierla periodicamente per il sudore e i segni che lascia…speriamo bene, non sarebbe un bel lavorare.

  • Andrea scrive:

    Sempre lucido e preciso. Mi hai fatto venire la pelle d’ oca quando dici location sicura e strumenti di scambio ! Grazie

    • Tiziano Caprara scrive:

      Ciao Andrea, ho voluto essere “delicato”, tuttavia quello che mi spaventa di più è proprio quello… se la durata del fermo Italia, dovesse diventare troppo lunga eccessiva il problema di ordine pubblico sarà probabilmente più grave rispetto ad altri.

  • Domenico Piergentili scrive:

    Ciao Tiziano.
    Molto preciso. Concordo pienamente con le tue indicazioni di criticità.
    Fra tutte sottolineo :
    1) gli strumenti DPI indispensabili alla ripresa.
    Non le ridicole mascherine ma le ffp3 e gli occhiali protettivi ( goggles).
    Diventeranno lo standard richiesto dalle future linee guida in quanto il virus circolerà per anni. Le industrie saranno in grado di produrle in tempi brevi ?
    2) un ulteriore rallentamento dovuto all’effetto psicologico di rimbalzo : posticipazione delle cure e recupero dei divertimenti. Tipico dopo un periodo di privazioni.
    Considero molto interessante un tuo parere.
    Grazie !

    • Tiziano Caprara scrive:

      Ciao Domenico, effettivamente il problema dei DPI sarà la questione principale. Dovranno dirci quali usare per una sicurezza completa sotto tutti i punti di vista, anche medico-legali, e poi dovrebbero renderli disponibili. Anch’io non penso sia facile reperirle nel brevissimo termine, tuttavia quando si intravede il “business” vedrai che ci sorprenderanno per velocità… . In alternativa dovremo usare strumenti che reputiamo isolanti. Personalmente ho provato ad utilizzare la maschera facciale subacquea coperta da capellino (che filtra condotto di entrata) e da mascherina su valvola di uscita. Sembra che isoli molto, anche Sanmarco le ha provate. (intanto ne ho comprate alcune…) Inoltre dovremo aggiungere la sanificazione tra un pz e l’altro con nuovi dispositivi che diffondono calore e sostanze virucide…
      Sono sicuro in un effetto di rimbalzo(soprattutto per i bar e ristoranti rimasti…), però sono molto preoccupato rispetto a quello che verrà dopo, a quel 10-15% di persone che non avranno più lavoro o avranno avuto il reddito ridotto..Probabilmente ci vorrà 1-1,5 aa per recuperare.
      Spero non sia vera la previsione di Bill Gates (nel suo filmato di ottobre 2019) in cui ipotizzava una epidemia da coronavirus a partenza da America del sud (non poteva essere proprio preciso..) per cui prediceva 65 mln di morti e 10 anni per recuperare la perdita economica…
      Mi aspettavo per questo decennio (2020-2030) delle grandi sorprese legate al passaggio e allo squilibrio generazionale, ma pensavo si avverassero solo dopo il 2023-2025… certamente questo sarà un decennio che non ci dimenticheremo…

  • Benedetto scrive:

    Penso che “pensare troppo” ,in un periodo in cui l’attualità del Covi19 cambia a grande velocita’,serva solo a tramutare l’ansia in angoscia. Sono sulla “piazza” da quarant’anni ed ho visto tante situazioni preannunciate come catastrofiche per la ns.professione (legge Bindi,smaltimento rifiuti speciali, disposizioni sempre nuove sulla privacy,antincendio ,sicurezza etc.etc.,ad libitum) e sono per fortuna ancora qui. Titolare di uno studio monoprofessionale, tecnicamente da poco in pensione,lavoro con piu piacere ora che non nei decenni scorsi,quando avevo sempre la testa piena di budget,target,management ,che certamente hanno fatto più la fortuna dei molti “consulenti”, più o meno improvvisati,che ogni giorno contribuiscono a saturare le nostre caselle di posta elettronica,alla cui cancellazione poco può fare la casella Spam (per cui lo dobbiamo fare noi :anche questa una nuova mansione inutile).A questo proposito ricordo un argomento del corso di uno dei primi e piu’ noti consulenti:”Induzione al consumo odontoiatrico”!Non ho un’indole particolarmente ottimista ma qualcosa e’ cambiato, dopo aver letto la dichiarazione fatta dal Dalai Lama ,appesa da qualcuno del mio personale all’interno del mio armadietto, nella quale egli parla dello stupore provato quando ha visto quanto tempo viene perso nel mondo occidentale nel pensare al futuro,non vivendo mai così il presente,perdendo la salute prima per fare soldi, spendendoli poi per riacquistarla.CARPE DIEM.

    • Tiziano Caprara scrive:

      Caro Benedetto, ti ringrazio della tua risposta con cui mi trovi completamente d’accordo. Anch’io scrissi articoli sul fatto che di tutti i massi che dovevano arrivarci alla fine sono arrivati solo sassolini (accreditamenti Bindi e Fondi di Sacconi). Poi ci sono stati gli esperti Bocconiani che ci davano per morti e profetizzavano una realtà composta solo da grandi catene e strutture… questo non solo non è successo, ma oggi possiamo apprezzare quanto lo studio monoprofessionale sia la formula che più si adatta ai cambiamenti. Il fatto di pensare al “dopo” non è per creare angosce, ma anzi per cercare di eliminarle. Ritengo anch’io che seguire l’Oggi, sia la cosa più seria da fare. La Mindfulness rappresenta la pratica di tale pensiero. In un libro che scrisse 14 anni fa riportai questa frase che definisco di Dental Zen: “…Il dentista si accorse di aver sacrificato molta felicità per guadagnare dei soldi con cui non aveva potuto ricomprare tutta la felicità che aveva perduto…” sono quindi persuaso che l’oggi sia l’unica realtà vera e da vivere. Se poi parli dell’inflazione dei consulenti ed esperti (o pseudoesperti), mi inviti a nozze. Non conosco quell’aziendalista che ha consigliato l’Induzione al consumo odontoiatrico… (frase molto elegante per ciò che noi definiamo overtreatment) tuttavia da tale titolo posso immaginare chi sia (storico aziendalista onnipresente…). Il problema è che siamo passati dai Guastamacchia e Leghissa che traducevano e filtravano concetti gestionali per la professione al primato dell’aspetto economico sul resto. Ormai chi si alza per primo è un esperto e ci propinano concetti del tipo “è ormai tramonatata la relazione medico pz” “dobbiamo considerare i pz come clienti” “siamo attività al dettaglio ecc”. Anch’io sono molto amareggiato per tutto questo anche perchè una simile formazione (realizzata a caro prezzo) porta a dei comportamenti e a un tipo di professione che a mio modo di vedere non ci appartiene. Un saluto.

  • Benedetto scrive:

    Grazie Tiziano, ci siamo capiti benissimo sul consulente onnipresente ed anche sul resto. Il mio voleva anche essere un invito ai,(purtroppo per me) giovani colleghi , a riflettere che “panta rei” e la “felicità ” è quella dell’oggi. Se mi guardo indietro quanta energia persa e che poteva essere meglio indirizzata,quanto tempo sottratto agli affetti famigliari che non tornerà. Non va bene guardarsi troppo indietro ma guardando avanti penso siano sufficienti un piano A ed uno B.
    Auguri a tutti noi che ,inconsapevolmente ,dopo i nostri amati Infettivologi e medici d’urgenza, siamo.probabilmente stati i più esposti al Covi19. BGV

  • Mario Vaccarone scrive:

    Caro Tiziano, quanto scrivi è assolutamente corretto e permette di affrontare con il massimo realismo la situazione. Il vantaggio degli studi monoprofessionali è la fortissima elasticità/resilienza con la quale potranno affrontare la situazione. Ci si dovrà muovere giorno per giorno, settimana per settimana e monitorare i risultati. A livello “filosofico” io cambiai già da tempo il mio approccio al lavoro considerandolo solo un mero strumento di reddito per soddisfare i miei consumi che da 10 anni a questa parte ho ridotto grandemente dando importanza alle cose veramente “utili per me”. Nella mia attesa del cigno nero (non era in questione il “se” ma il “quando”) ho imparato a strutturarmi. Se ti va, Tiziano, potresti affrontare la situazione attuale cercando di valutare il rapporto risk/reward insito nell’ affrontare la ripresa che prospetti: il primo rischio/beneficio da considerare salta fuori dall’età cioè per quanto dovrà un 60enne sbattersi per ritornare a breakeven tenendo conto di una cosa chiarissima… rimesso in carreggiata lo studio avrà recuperato un’attività che non avrà NESSUNA appetibilità per nessuno e quindi avrà lavorato (a costi altissimi e stress da rischio altissimo) solo per chiudere senza remunerazione. La vita è breve, sempre più, pensiamoci. Grazie comunque per ogni tua considerazione. (P.S. per l’Italia temo si arriverà agli oltre tre mesi con il danno e le conseguenze che prospetti… se così non sarà ne saremo tutti felici).

    • Tiziano Caprara scrive:

      Ciao Mario, tu fai sempre delle analisi molto corrette. Conosco la tua situazione, ma per quanto riguarda il discorso risk/reward (rischio/beneficio) penso che ognuno debba fare delle valutazioni personali. Ormai sappiamo che lo studio difficilmente potrà venir venduto e quindi ci si troverà di fronte a 3 situazioni: investo perchè ho dei figli che possono/vogliono continuare ciò che ho costruito; investo un po’ perchè un collaboratore è già interessato; investo il minimo indispensabile (o niente) giusto per gli anni in cui ho deciso di lavorare. A 60 aa penso che ci sono ancora 10 aa di lavoro e quindi un po di investimento va fatto. Del resto il grosso vantaggio di fare questo lavoro è un altro: se lo abbiamo scelto non è per mero guadagno, ma perchè sentiamo una passione (per qualcuno anche missione…) che ci permette di portare avanti una professione difficile, ma al tempo stesso (se ben gestita) molto appagante.

  • Sempre interessantissimo leggerti, sia nelle riflessioni iniziali che nelle risposte ai colleghi. Non ho ben capito la maschera subacquea com’è…. riesci a postare qualche foto? Altrimenti ti devo immaginare con uno scafandro da palombaro… lavorare con un’introvabile e costosissima Ffp3 per tante ore al giorno fa mancare il fiato…e per la sanificazione cosa pensi dell’ozono? Per sanificare le ambulanze dopo il trasporto di un paziente Covid positivo usano quello… tra l’altro un apparecchio poco costoso… un’ultima cosa ci consiglieresti due titoli di minfulness che siano adatti a noi dentisti da leggere durante la quarantena forzata? Un caro saluto.
    Dott.ssa Enrica Rebagliati

    • Tiziano Caprara scrive:

      Ciao Enrica, ti ho allegato nell’articolo una foto della maschera che ho provato l’altra settimana fa per 45′ durante le prove per i nuovi tempi. Non si possono usare però gli ingranditori.
      Per quanto riguarda l’ozono, l’ho utilizzato per un certo periodo, ma solo a studio chiuso. Infatti ha dei tempi di utilizzo di circa 15′, ma devi areare il locale per almeno 30′ perchè irritante. Inoltre funziona a caduta e non va su tutte le superfici. Meglio un sanificatore che si basi sul vapore con aggiunta di sostanze virucide. C’è una varietà di prodotti su tali ambiti. Costano però molto di più di un ozonizzatore.
      Mi fa piacere la domanda sulla Mindfulness che pratico da circa 4 anni.Il primo libro è quello di Jon Kabat Zinn che ha il merito di averla diffusa: “Dovunque vada ci sei già”, poi uno molto semplice è quello di Alberto Rossitto “Mindfulness dalla teoria alla pratica”, se ami un supporto scientifico molto bello quello di Enrico Facco “Meditazione e ipnosi- tra neuroscienze filosofia e pregiudizio”….poi ce ne sono molti altri tutti interessanti e validi. Tuttavia la Mindfulness non si legge, ma si pratica. Puoi studiare quanto vuoi, ma è un aspetto esperienziale. Se vuoi anche allenarti a agire su zone del cervello, molto interessante il sistema Muse: https://choosemuse.com/

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