Imprenditore?…NO grazieIl manifesto della professione ritrovata

Imprenditore?…NO grazie

Il manifesto della professione ritrovata

 

Si parla molto di omofobia, islamofobia, xenofobia... fra un pò potrebbe arrivare anche l’etichetta di “imprenditore-fobia” qualora osassimo dire che amiamo la nostra professione. 

Sembra che ormai esista un pensiero unico portato avanti da aziendalisti, responsabili commerciali, professori universitari, formatori: “il dentista deve diventare un imprenditore” (DEVE, è un obbligo neanche più una scelta...). Tale concetto viene ripetuto come un mantra da tali persone, che pur essendo lontane dal mondo della nostra professione ci dicono come dobbiamo condurla.

Dobbiamo veramente frequentare dei corsi per dimenticarci di essere professionisti? Essere professionisti è qualcosa di vecchio o addirittura sbagliato?

Anche soltanto l'idea che sia "giusto" considerarsi imprenditori e "vecchio e sbagliato" sentirsi dentisti (per cui ci vuole un corso per cambiare) è un concetto pericoloso che non appartiene a chi vuole difendere l'idea di Professione. 

Non penso ci si debba lamentare del modo commerciale di condurre l’odontoiatria, se poi noi stessi facciamo dei corsi per trasformarci in aziende. Non è solo la modifica di una parola o il titolo di un corso, ma è un vero cambiamento valoriale. Si tratta di avere una  visione diversa della professione. La bocca del paziente cambia se viene vista da un dentista o da un imprenditore. 

"Acquisire una mentalità da imprenditore...", come si vuole insegnare, significa perdere quella da professionista, con il rischio di un passaggio alla commercializzazione dell’attività.

“Trasformare il Dentista in Imprenditore" è un concetto vecchio e ormai logoro, che aveva la sua valenza negli anni ’90. A quei tempi infatti la maggior parte dei dentisti si concentrava solamente sull’attività clinica e questi concetti servivano per far capire che esisteva anche l’aspetto extraclinico della professione. I tempi sono cambiati e questa frase oggi, suona molto di slogan commerciale. E’ un concetto che rappresenta una visione inadeguata della realtà dei dentisti, portato avanti da chi si affaccia a tale mondo per la prima volta e rimane ancorato a vecchie credenza (manca che ci dicono che siamo evasori e milionari e poi lo stereotipo è al completo...).

Come mi disse un giorno Paul Homoly “ogni associazione, ogni relatore, ogni autore ha un importante compito, che è quello di segnare la strada”. Non penso che quella del marketing e dell'imprenditoria sia la strada che ci appartenga. 

L'Odontoiatria agli Odontoiatri, è sempre stato il mio motto e per questo non mi considero un imprenditore, meno che mai un manager. Questo non significa difendere vecchi modi di pensare anzi, vuol dire concepire un nuovo concetto di professione a 360°: una “professione evoluta”.

Il dentista di oggi ha delle capacità che vanno oltre quelle dell’imprenditoria. Conosce i suoi punti di forza e le sue mancanze. Ha una consapevolezza molto più elevata di quella che gli si vuole attribuire.

Non ci serve pagare qualcuno per sentirci dire di mettere guidoncini o fare volantinaggio nei supermercati (come successo ad un collega di Firenze); nè abbiamo bisogno di seguire corsi per “leadership e motivazione” del valore di 60.000 euro (!) per sapere come eseguire i richiami ai pazienti in maniera più efficiente, o per migliorare le proprie capacità di presentazione dei preventivi (come accaduto ad un collega piemontese).

Il dentista di oggi è già dotato di elevate capacità di sintesi e al tempo stesso di creatività (malgrado ciò che ne pensino gli aziendalisti...), doti che superano molti cosiddetti imprenditori. 

Ormai esiste una guerra tra impresa e Professione come anche ricordato alcuni anni fa dal segretario del Consiglio Nazionale Forense (1). La Professione da fastidio al capitale che preferisce investire in grosse strutture con cui fare profitti, anche a scapito della salute dei cittadini (2). La guerra si fa anche con le idee e il pensiero UNICO che le aziende stanno facendo passare (un passo alla volta) è quello del dentista-imprenditore. 

Anche in questo caso "io sto con il 99%". La maggior parte dei colleghi ama la professione e come me è stufa di queste posizioni aziendaliste/commerciali. Non significa abbandonare la parte gestionale, anzi, ma "gestirla da professionisti... in un mondo di imprenditori" (come dico spesso).

Il nostro ruolo nella difesa della professione non si limita a gestire lo studio da professionisti evoluti, ma anche quello di comunicare a tutti i pazienti la differenza tra studio professionale e struttura di imprenditori. I dentisti sono molto diffusi sul territorio e hanno il privilegio di avere un alto grado di fiducia da parte dei cittadini (3). Per questo è importante far conoscere come viene attuata la cosiddetta “economia di scala”.

Ho allegato a questo articolo due interessanti filmati, realizzati dal Consiglio degli Odontologi di Catalugna, che fanno comprendere in maniera chiara la differenza tra lo studio professionale e la struttura di capitali imprenditoriale.   Video 1  e Video 2

Capisco che il concetto di imprenditore possa servire a far comprendere meglio al dentista l’aspetto extraclinico della professione. Però oggi sembra che tale posizione non sia presentata come veniva fatto 20 anni fa, quale aspetto aggiuntivo per migliorare la qualità totale dello studio, ma in quanto realtà antagonista alla professione. Il concetto è che “la professione è superata e il dentista DEVE diventare imprenditore”. Questa filosofia può diventare, alla lunga, controproducente anche per il dentista che la realizzasse.

Concentrandosi sugli ambiti imprenditoriali si rischia di perdere l’aspetto relazionale, che  però rende possibile l’esistenza della nostra professione. Diversamente dalle aziende che vendono prodotti a individui (e più ne vendono meglio è), noi curiamo le persone. In questo sta la grande differenza.

Oggigiorno ciò che le persone vogliono sempre di più dal dentista, e che viene anche confermato da molte ricerche, è la relazione con il professionista. In un mondo in cui si vuole considerare le persone dei semplici individui, dove si vogliono trasformare le prestazioni sanitarie in prodotti da vendere, chi mantiene il rapporto con il paziente vince.

Questo però è un concetto che nel passaggio “da Dentista a Imprenditore” si perde o viene dato per scontato. 

E’ importante (...anzi vitale) valutare gli aspetti gestionali della nostra professione, senza però dimenticare chi siamo. Siamo dei professionisti che curano le persone PUNTO. Immaginarci come manager o imprenditori, sposta il punto di vista dalla cura del paziente al profitto. E personalmente non vorrei essere curato da un simile dentista...

Inoltre è arrivato il momento di prendere consapevolezza delle nostre capacità e del fatto che siamo dei professionisti evoluti che possono cambiare la propria realtà professionale. Questa neonata autostima permette di svincolarci da alcuni aziendalisti che tempo fa dissero di noi: ”I dentisti? Un proficuo terreno di caccia”. 

 

Tiziano Caprara 

(Dentista Professionista- Imprenditore free)

 

1)http://www.omceoudine.it/documents/333: “Pubblicità e informazione per una professione in evoluzione: osservare le regole per rispettare le persone”. OmceO UD 16/9/11

2) The corporate- Il futuro delle strutture sanitarie: Low cost e overtreatment? http://www.tizianocaprara.com/corporate/2014/12/09/

3) “La figura del dentista oggi” ISPO-Mannheimer 3/12

 

 

 

Scritto da Dr. Tiziano Caprara

Coaching e Mentoring in Odontoiatria Laureato all’Università di Bologna. Si interessa da più di 10 anni di gestione dello studio dentistico. leggi tutto Website: http://www.tizianocaprara.com

8 commenti

  • FRANCO TARELLO scrive:

    PAROLE SACROSANTE… sono anni che mi batto con i miei pazienti per dimostrare che il nostro lavoro è fatto di passione, di sacrificio e di superba dedizione ai miei pazienti (almeno per me è così)..
    ma bisognerebbe dirlo ai Signori della stanza dei comandi (Bersani e la sua legge in testa) che credono che sia sufficiente buttare sul mercato miliardi che noi semplici dentisti non possediamo per pubblicità sfacciate. al limite del credibile, che credono che “la legge del mercato” quasi per un prodigio faccia abbassare i prezzi e .. oplà.. di colpo dentisti low cost.. (per la gente).. non per noi: IL MIO STUDIO, seppur piccolo, NON HA COSTI DA LOW COST..
    questo miracolo odontoiatrico non esiste!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!11
    esistono solo specchietti per le allodole.. e le allodole sono spesso ingenue e vanitose, e corrono dietro ad ogni alito di vento che le catturi e le sorregga nel loro volo spensierato..
    oggi nell’odontoiatria italiana non c’è nulla di spensierato.. tuto va ponderato, tutto va pensato, organizzato , calmierato…
    certamente mi sto sfogando,, ma sono 33 anni di professione in uno studio monoprofessionale con tutto il peso e il carico delle responsabilità che il mio , il nostro lavoro comporta…
    mi sto stufando di tutte le false promesse, di tutte le parole al vento.. ormai lascio che le allodole, quelle stupide, ingenue, quelle molto attaccate al denaro se ne vadano..
    a me restano i pazienti intelligenti, quelli che non si fanno prendere in giro da pubblicità ingannevoli, quelli che decidono di testa propria se mantenere nel tempo un rapporto basato sul rispetto e sul rapporto umano,,
    quelli che ogni dentista saggio, amante della sua professione e non del denaro, vorrebbe avere nella propria sala d’attesa.. cordialmente.. dottor franco tarello, dentista in torino

    • Anch’io mi sorprendo che ci sia qualcuno che crede che esista la qualità a prezzi bassissimi…è come andare dai cinesi e pensare di portarsi via la qualità dei negozi di marca…
      Tuttavia vedo anche molta pubblicità ingannevole che riesce a manipolare qualche persona in buona fede.
      Per questo diffondo i due video degli articoli che fanno aprire gli occhi.

      Grazie del commento Franco …continua così, il rispetto e il rapporto umano premiano.

  • colombo luigi scrive:

    Condivido pienamente la distinzione fra professionista e imprenditore, da cui nasce il concetto, tutt’altro che banale, di “professionista evoluto”.
    Ed è proprio su questo concetto che si dovrebbe lavorare.
    Cordiali saluti.

    • E’ vero Luigi bisogna smettere di accettare passivamente il pensiero UNICO del dentista – imprenditore. Ma dove sta scritto che devo rinunciare a identificarmi in un professionista serio che mantiene un rapporto umano con i propri pazienti offrendo le corrette prestazioni, per diventare imprenditore che vende prodotti a clienti- individui.

      Quello che noto è che quasi tutti la pensiamo in questo modo.
      Ho solo reso visibile quello che era già presente.

      Portiamo avanti il concetto di professionista evoluto.

  • Antonio Molteni scrive:

    Bellissima analisi. Come sempre riesci in sintesi a presentare delle riflessioni corrette.
    Utile per noi in trincea sentire qualche parola in controtendenza.
    Apprezzo molto l’essere inserito nella tua mail list.
    Un saluto
    Antonio

  • Ciao Antonio, siamo moltissimi a pensarla in questo modo: mi ritengo un professionista che cura pazienti, persone con cui mantengo un rapporto umano.
    Ho letto proprio oggi un libro di un aziendalista in cui parla di una “ormai tramontata…logica della relazione medico-paziente”. E queste persone ci dicono come dobbiamo comportarci?

    Il pensiero UNICO del capitale ormai vuole convincerci che non siamo più professionisti, ma qualcos’altro.
    Fra un po’ come diceva Gilbert Keith Chesterton “Accenderemo fuochi per testimoniare che due più due fa quattro. Sguaineremo spade per dimostrare che le foglie sono verdi in estate.”

    Noi siamo la maggioranza. La cosa importante e che non rimaniamo “silenziosa”…

  • Alberto CORAGLIA scrive:

    grazie per queste considerazioni,,,voci isolate in un silenzio quasi totale e rassegnato della nostra categoria.Unisco mia risposta ad invito serata ANDI-TO sulle convenzioni MAFRE presente il presidente nazionale di ANDI.Amaramente sorpreso da quanto riportato qui di seguito
    ( frammento da comunicazione serata su convenzioni,presente il presidente nazionale ANDI)

    “Questa iniziativa, anche se può essere sembrata improvvisa e inattesa e sebbene non scaturisca da un lungo ed elaborato dibattito endoassociativo, è in accordo con il documento elettivo del Presidente e dell’Esecutivo Nazionale che ha portato a ritenere ormai superata e infruttuosa una rigida posizione nei confronti delle convenzioni e della difesa ad oltranza della “Libera professione”.”

    Non condividendo il il punto di vista dell’ANDI (forse più romano che nazionale non certo spero torinese per la stima che nutro nei riguardi di una parte dei componenti il Consiglio)
    Non considerandomi un imprenditore che vende otturazioni,corone,impianti ecc,
    Rifiutando il modo di considerare il profitto con gli occhi di un imprenditore
    Considerando inaccettabili i tariffari di MAPFRE,offensivi per la dignità di un professionista che ha conseguito a proprie spese una laurea e specializzazione dopo nove anni di studi
    Amareggiato dalla scomparsa nei colleghi, che intendono sottoscrivere l’accordo MAFRE ,del senso di orgoglio di appartenere ad un ordine professionale
    Incapace di cogliere la convenienza tra un contratto a tre (professionista/cliente non più paziente/terzo pagante che come socio diciamo di capitale mira esclusivamente alla resa economica del denaro investito)ed il tradizionale rapporto a due tra professionista e paziente
    Tormentato dal dubbio che questa scelta nasconda inqualificabili interessi personali
    Non ravvisando più in questo ANDI il rappresentante di quei professionisti che vivono il proprio lavoro in modo libero ,desiderosi di fidelizzare nel tempo i pazienti con  delle prestazioni durature,veramente necessarie,evitando di considerare la bocca come un terreno dove eseguire
    tutto quanto pùò portare un utile economico al proprio socio.
    Con dolore e grande delusione non intendo rinnovare la mia adesione alla associazione a cui appartengo da cinquantanni.
    PS. sono vecchio ,fortunatamente in salute,continuo a lavorare ed a versare forzatamente una contribuzione del 6% sulla quota B del mio reddito! Libertà che è si cara….
    Con affetto
    Alberto Coraglia

    ho poi rinnovato la mia adesione ad ANDI,per motivi affettivi e …nostalgici ..sono socio dal 1965!!!!!

  • Caro Alberto
    capisco la tua delusione che è stata quella di molti colleghi che non si sono capacitati di un simile comportamento così calato dall’alto (forse l’incontro con Monti li ha mal consigliati…).
    Condivido tutto sulla MAPFRE soprattutto se consideriamo che è nel portafoglio della G oldman S achs…. e sappiamo come “spingono” questi soggetti.
    Anch’io rimango per il momento con l’Andi (anche se per loro sono un eretico…) perché conosco al suo interno colleghi veramente capaci e che rispetto. Certo è che alcune iniziative lasciano stupefatti!
    un saluto
    Tiziano

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