Quando tocchi il fondo ti puoi solo rialzare oppure puoi iniziare a scavare....

Era il 1995 il nuovo anno era iniziato da poco. Avevo 32 anni uno studio da circa 5 e la situazione non andava molto bene. La mia attività non decollava. Seguivo corsi su corsi, compravo qualsiasi attrezzatura o strumento che i relatori mi avessero suggerito ... ma non funzionava. I pazienti non aumentavano e soprattutto non accettavano i preventivi; le assistenti non seguivano le mie indicazioni ed erano spesso scontente; il mio conto in banca era in profondo rosso e i vari leasing cui dovevo far fronte pesavano molto a livello economico e ... emotivo. A inizio del 1995 presi una drastica decisione: meglio chiudere lo studio. Prima di farlo però, decisi di tentare ancora una strada.

Oggi a circa circa 20 anni di distanza, devo dire che, fu la scelta giusta (per fortuna...). Questa storia infatti ha un lieto fine. Attualmente lavoro 3 giorni alla settimana e l’incasso è pari o superiore a quello di molti colleghi che lavorano 5 giorni alla settimana; le assistenti sono molto motivate (forse perché mi vedono solo 3 giorni alla settimana...) e collaborano attivamente al successo dello studio; il conto in banca non è più rosso e sono assolutamente “debt-free”(libero da leasing o rateizzazioni varie). Quasi 8000 partecipanti hanno seguito i miei corsi e gli ultimi colleghi che hanno seguito il programma semestrale di coaching hanno aumentato rispettivamente del 40% e del 30% i loro incassi.

Ogni inizio anno mi viene in mente quel particolare periodo del 1995. Forse perché nei primi giorni dell’anno si tirano le somme e ci si prepara ai cambiamenti. Oppure perché è passato da poco il solstizio di inverno, il momento in cui il giorno smette di calare e inizia a crescere e questo mi ricorda un po' la metafora della vita. Sembra che tutto sia finito, invece è spesso l’inizio di qualcosa di nuovo e migliore. Quando nel 1995 mi trovai in quella situazione non vedevo vie di uscita. Le domande che mi ponevo (e che spesso tutti ci facciamo in quei momenti) erano queste:

Cosa posso fare? Da dove inizio?

Non posso dare le risposte per tutte le situazioni, ma posso dire cosa funzionò per me. Ogni giorno che passava la motivazione calava. Inoltre mi trovavo in una situazione di fragilità emotiva che mi faceva credere a qualsiasi promessa anche se palesemente falsa. Seguii così dei corsi di aziendalisti che però non mi fecero raggiungere alcun risultato (se non quello di aumentare il loro guadagni...)

Piangersi addosso, dare la colpa agli altri o alla crisi, isolarsi non è però la soluzione giusta, anche se spesso quella più facile. Decisi allora di contattare chi aveva percorso la strada che volevo seguire, chi aveva creato uno studio dentistico e aveva avuto successo. Scrissi a Carlo Guastamacchia una lettera in cui chiedevo come riuscisse a fare tutto, a rimanere così motivato, a condurre uno studio organizzato, a essere un bravo relatore. Conservo ancora quella lettera: concentrarsi sul presente, sulle cose pratiche e soprattutto non mollare mai. Il suo motto più importante è infatti: muore la guardia, ma non si arrende. Mi aiutò a capire molte cose. Seguii i suoi corsi di organizzazione, che mi permisero di cambiare molte cose. Quello che successe dopo fu infatti una rivoluzione, che portò ai risultati attuali. Lo considero il mio più grande mentore. Poter contare nel tempo sui suoi consigli mi ha infatti aiutato a mantenere tali risultati negli anni.

Aver seguito chi aveva già raggiunto ciò che desideravo e ascoltarlo in qualità di mentore è stato senz’altro ciò che mi ha permesso di raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissato Ci sono stati anche altri colleghi americani (Omer Reed, Tom Orent, Howard Farran e Paul Homoly) che mi hanno insegnato molto, ma Carlo è stato il mio primo mentore.

Napoleon Hill diceva: “Tutto quello che la mente umana può concepire e credere come vero, può essere realizzato”. Credo in questa affermazione, tuttavia se non avessi avuto dei mentori capaci probabilmente non avrei potuto realizzare tutto ciò che ho fatto. Solo chi ha già percorso la strada che vogliamo seguire può aiutarci realmente. Inoltre capisce quello che stiamo provando e le grandi modifiche che avvengono in noi come persona. Infatti la cosa più importante nel raggiungimento di un obiettivo (sia esso economico, organizzativo o personale) non è la sua realizzazione, ma quello che succede nel momento in cui lo si ottiene. L’impegno che dedichiamo e le prove che superiamo per realizzare i nostri sogni ci cambiano molto. Diventiamo una persona diversa, una persona migliore. E’ questo il vero vantaggio, la vera ricchezza che nessuno ci ruberà.

Avere una visione, creare un piano e avere un mentore che ci faciliti il viaggio, questo è quanto basta per raggiungere ciò che desideriamo. Chiaramente non accade tutto in una notte, ma, come si dice, “la vera meta è il viaggio”.

Inoltre la “tensione” verso l’obiettivo rappresenta una vera fonte di motivazione. Come scrissi nel libro “Il dentista tra lavoro e vita” gli obiettivi creano la felicità nella strada per raggiungerli.

Il nuovo anno è iniziato. Fa che il meglio debba ancora venire...

Auguri per uno splendido 2016

Tiziano Caprara