Qualcosa per cui vivere

 

Nella vita la domanda più importante a cui dobbiamo rispondere è: che cosa vogliamo veramente?

Può sembrare una domanda strana che non c’entra con la nostra professione eppure è da qui che parte tutto:  che cosa vogliamo, come dentisti?

Che cosa vuole un dentista? Agli occhi esterni o di chi ci conosce solo superficialmente può sembrare una domanda abbastanza semplice. In realtà sappiamo che non è così . Non è una risposta semplice, anche per chi vive quotidianamente la professione.

Molti soldi, qualità delle cure, ottima gestione dello studio? Oppure Salute, Sicurezza, Serenità personale? Queste due tipologie di obiettivi sono aspetti separati e antitetici o sono uno la conseguenza dell’altro? Ad esempio, sono felice perché gestisco bene lo studio o lo gestisco bene perché sono felice? Capire qual è la giusta direzione cambia molto l’approccio alle cose.

In questi 20 anni ho avuto una posizione privilegiata in qualità di osservatore della realtà professionale. Durante i corsi sono stato in contatto con  più di 9.000 colleghi e ho potuto parlare a centinaia di essi durante tali interventi, nelle sessioni di coaching, durante le consulenze personalizzate, nella gestione dei gruppi di lavoro. Oltre a questa importante esperienza,  sono un dentista che vive la professione da più di 30 anni e ho all'attivo più di 40.000 ore poltrona

Questi due contesti mi hanno permesso di comprendere a fondo la nostra realtà e capire quali sono i valori e gli obiettivi che guidano chi vive questa nostra affascinante professione.

Ciò che noi dentisti desideriamo non è immutabile o costante dalla laurea alla pensione, ma cambia nel tempo con il maturare dell’età e della nostra attività lavorativa.

Soldi e corretta gestione rappresentano utili strumenti, ma non certo il nostro fine ultimo. Molto spesso quello a cui aneliamo è la serenità (attraverso anche una buona organizzazione dello studio e del personale), la sicurezza (ottenuta anche da una corretto flusso economico), e l’apprezzamento della nostra qualità lavorativa da parte dei pazienti (con cui abbiamo instaurato un buon rapporto).

Ambito economico e gestionale sono quindi degli strumenti per arrivare ai veri obiettivi.

Nei primi anni di attività, quando siamo più giovani, forse ci si concentra molto di più sugli strumenti (aspetti tecnici, gestionali, flusso di cassa), poi con gli anni si cambia e si pone invece maggiore attenzione agli aspetti emotivi (rapporto con il paziente, serenità) . Sembra quasi che con la maturità si riesca a identificare quali sono le cose veramente importanti e per che cosa  valga la pena di lavorare… e di vivere.

 

1. L'evoluzione della professione in tre fasi

Kierkegaard nel suo pensiero descriveva tre modalità esistenziali: vita estetica, vita etica e vita religiosa, che rappresentano i tre stadi della vita che ognuno può percorrere. Anche nella nostra realtà professionale si possono  identificare tre grandi fasi:

  1. l’inizio dell'attività,
  2. il suo sviluppo
  3. la maturità del dentista.

Ogni stadio rappresenta non solo il modo in cui gestiamo la nostra attività, ma anche la modalità attraverso cui si interpreta e si percepisce la professione. Queste fasi solitamente procedono una dopo l’altra in base alla nostra crescita, tuttavia non avviene sempre così. 

1- Nella prima fase oFase della produzione” in cui il dentista solitamente apre l’attività, l’obiettivo è quello di lavorare il più possibile. Se non ci sono pazienti si cercano collaborazioni esterne, per aumentare la mole di lavoro.  Con gli anni, se aumenta il lavoro, si cerca di ampliare l’orario anche al sabato o si assume un collaboratore per sfruttare quella seconda poltrona che rimane libera. Le parole d’ordine sono: "Lo studio deve essere saturo e il dottore sempre occupato". Così almeno viene consigliato dagli aziendalisti… che però non sempre comprendono il nostro lavoro.

Tale comportamento è comprensibile all’inizio dell'attività, ma alcuni dentisti rimangono in questa fase per tutta la loro vita professionale. Non potendo dedicare tempo alla gestione, questi colleghi hanno più un’agenda “impegnata” che “produttiva”, caratterizzata da appuntamenti brevi, perdite di tempo , sedute gratuite, tante urgenze e mancati appuntamenti. Dopo un po' ci si accorge di una grande verità: “lavorare tanto significa solo lavorare tanto…”.

Chi rimane in questa fase spesso lavora di più e guadagna meno rispetto a colleghi meglio organizzati... Purtroppo chi vive questa situazione non sa come uscirne e la considera un ambito inevitabile della nostra professione. Con il tempo lo stato d’animo diventa teso e spesso si tende a reagire con i dipendenti anche in maniera esagerata; i casi di burnout sono frequenti.

L’irrequietezza si sposta anche sulla realtà familiare, che ne risente notevolmente. Aumentano così i divorzi o le problematiche familiari. L’insoddisfazione che ne deriva porta a episodi di depressione o mancanza di stimoli. Non si prova più piacere per la vita.

Questa condizione ha anche un altro difetto: la vulnerabilità.  L’insoddisfazione e l’insofferenza che si provano, portano a bramare una soluzione, qualsiasi essa sia. Si cerca qualcuno che risolva i problemi rischiando così di aprire la porta ai cosiddetti “esperti” che spesso approfittano della situazione.

Nei miei percorsi di coaching ho seguito tanti colleghi in questa situazione Molti di questi sono riusciti ad evolvere aumentando il proprio tempo libero e l’incasso personale. Seguiti in un programma di monitoraggio capiscono che tutto dipende da loro e iniziano così a prendersi tempo per controllare meglio i dati gestionali e riuniscono il personale per trovare delle soluzioni condivise.

In alcuni casi li seguo  anche con un progetto definito “Dental Kaizen” ® per responsabilizzare il personale nel processo di miglioramento.  I risultati sono straordinari.

2. Fase della Gestione o Sviluppo

Questa è solitamente la fase che segue quella della Produzione, anche se non è un passaggio obbligato. In questa fase il dentista non si concentra soltanto sull'aspetto operativo, ma dedica periodicamente del tempo per valutare ciò che fa.

Vengono controllati i dati economico-gestionali e si organizzano anche dei momenti di incontro con il personale per  cercare soluzioni ai problemi. Lo studio procede in maniera più redditizia rispetto alla fase precedente e si riescono anche a trovare maggiori spazi personali; si guadagna di più e si lavora meno.

D'altro canto tutto questo “lavorare-controllare-lavorare-controllare…” alla lunga non motiva più. Anche se lo studio va bene, ci si rende conto che manca qualcosa, tutto appare uguale. Non si tratta di cambiare un’assistente o modificare orari, ma di dare un senso maggiore a ciò che facciamo. Siamo esseri teleologici, cioè orientati all’obiettivo, e se qualcosa non ci stimola più alla fine non ci sentiamo soddisfatti. Lo stato d'animo che guida le giornate, diventa sempre più grigio, sempre più piatto. Ci manca il cosiddetto Ikigai, quel qualcosa per cui vivere.

Alcuni di questi dentisti cercano di riempire la loro vita con obiettivi esterni all'ambito lavorativo, a volte, però, questo influisce persino negativamente sull’attività..

Anche in questo caso la motivazione non dipende da qualcosa di esterno, ma da noi stessi.

La realizzazione di progetti, la discussione continua con un collega che abbia già percorso tali aspetti può aiutare enormemente.  Un programma di Mentoring insieme alla progettazione futura e a tecniche di mindfulness possono aiutare in questo percorso . Per qualcuno è facile, altri ci mettono più tempo, ma sicuramente senza questo passaggio rimarremo solo degli ingranaggi che fanno muovere altre ruote... in un circuito senza senso.

 3. Fase della Visione o maturità

Il terzo passaggio è quello più importante che non si verifica in molti colleghi ed è la definizione della Visione, ossia la focalizzazione di quello che si vuole realizzare nella vita attraverso la nostra professione.

Questo è diverso dalla creazione di un progetto che viene solitamente insegnato nei corsi di sviluppo imprenditoriale, magari stilando dei piani annuali, quinquennali ecc… Si tratta di una Visione a lungo termine, che compenetra tutti i nostri progetti futuri e ci fornisce una carica notevole. Diventa quasi una vocazione che ci infonde energia e motivazione. Infatti la tensione verso un obiettivo permette anche di migliorare il nostro stato d’animo.

La Visione ci fa concentrare sulle cose fondamentali, riducendo l’importanza dei fastidi quotidiani su cui spesso la mente si concentra ingigantendoli. Ci fa sentire parte di qualcosa di importante, comprendiamo di avere uno scopo, che guida le nostre scelte. Quando proviamo questo, la forza e l’energia che ne scaturiscono, ci aiutano a realizzare le cose e a mantenere alta la motivazione.

Chiaramente la visione non è qualcosa di piccolo o che riguarda esclusivamente noi stessi, ma comprende obiettivi più ampi che vanno anche a vantaggio altrui. Infatti siamo portati a impegnarci di più quando lavoriamo con gli altri e per gli altri, rispetto a quanto facciamo per un obiettivo unicamente personale, fine a se stesso.

Il concetto di Visione mi fa ricordare un giorno in compagnia di Augusto Coli, il fondatore della Dental Trey. Era il 2013, un periodo in cui la crisi si faceva sentire, e mi stava raccontando dei suoi nuovi progetti di investimento, della sua Visione futura. Gli chiesi se non lo preoccupasse l’avanzare della crisi. Lui mi rispose: "Quando si ha una Visione e ci si concentra presente, il resto perde di importanza”. Aveva capito l’essenza del vivere.

 

CREARE la VISIONE

È necessario conoscere la propria Visione, per valutarne gli effetti e lo sviluppo. Per questo, come descriveva il dr. Maxwell Maltz nel suo libro Psicocibernetica è importante chiarire quale sia la nostra, metterla per iscritto (in testo o mappa) e valutarla periodicamente.

Ci sono vari metodi per facilitare il processo di creazione di una visione. Uno di questi è quello prendere del tempo per se e  immaginare di essere al cinema e vedere sullo schermo il film della nostra vita. Cosa accade? Dove siamo? Come viviamo? Chi lavora e vive con noi? Pensiamo a come vogliamo passare le nostre giornate. A questo punto ci alziamo ed entriamo nello schermo e nel film: sentiamo che cosa ci dicono gli altri personaggi, interagiamo con l'ambiente. Immaginiamo di vivere una giornata della nostra vita futura (professionale e personale) e mentre lo facciamo scriviamo tutte le idee che ci vengono in mente. Sentiamo se ci troviamo a nostro agio con il realizzarsi di alcuni progetti, magari piacevoli sulla carta, ma che se vissuti ci sembrano sbagliati, "stonati" con il nostro essere.

Una volta immaginato possiamo scrivere tutto quello che abbiamo provato e con cui ci siamo sentiti a nostro agio. Non bisogna pensarci troppo scriviamo quello che ci viene in mente e magari sottolineiamo o coloriamo ciò che ci interessa di più. Ancora meglio se realizziamo un mappa della Visione: colorare, disegnare ci aiuterà a chiarire l'importanza che ha per noi un determinato obiettivo e quali possono essere i vantaggi e i costi.

La prima cosa da capire è: in che Fase mi trovo adesso? C’è la possibilità di migliorare o fare un “salto di livello”? Chi ha già raggiunto praticamente questi risultati e mi può aiutare in questo?  Quello che succederà non riguarderà solo il miglioramento della gestione dello studio, ma anche un cambiamento della nostra vita personale e lavorativa.

 

Al corso del 23-24-25 settembre proveremo a realizzare la nostra Visione personale,

in modo da ripartire con più entusiasmo nell'organizzazione della nostra splendida attività

 

 

Un’ultima regola prima di iniziare :

“Attento a quello che desideri perché si può realizzare”

Sembra una battuta, ma è una grande verità. Spesso desideriamo delle cose che ci appaiono piacevoli e corrette. Pensiamo che nel momento in cui raggiungeremo tali obiettivi la nostra vita sarà diversa, noi saremo più soddisfatti. Tuttavia, mentre lavoriamo per realizzare il nostro progetto, notiamo che siamo costretti a rinunciare a tante cose molto più importanti dell'obiettivo stesso.

Ad esempio, lavorare tanto per creare un grande studio con molte poltrone e collaboratori ci potrebbe far capire che abbiamo rinunciato ad affetti personali che sono più importanti del risultato finale. Magari ci potremmo accorgere che la realizzazione del "grande studio" in realtà nascondeva una insicurezza personale o la voglia di riconoscimenti sociali che sarebbero stati raggiunti facilmente in altro modo.

E’ importante quindi anche capire il vero perchè desideriamo certe cose o realtà. Ma di questo ne parleremo nelle prossime news

 

Dr.Tiziano Caprara

 

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