La cosa più preziosa “L’automotivazione”

La cosa più preziosa “L’automotivazione”

Come riuscire a motivare se stessi? Una famosa frase di manzoniana memoria diceva “il coraggio, uno non se lo può dare”, intendendo che è difficile auto-infondersi delle emozioni virtuose. Parafrasando tale frase si potrebbe pensare che “la motivazione, uno non se la può dare”. In realtà l’auto-motivazione è l’unica motivazione che possiamo avere. Infatti quella che ci viene da fuori, dai famosi motivatori che con un solo discorso (tipo Robert De Niro nel film “Ogni maledetta domenica”) ci cambiano la vita, raramente si mantiene nel tempo. Questo succede perché ci si aspetta che la nostra motivazione venga alimentata dall’esterno, quando in realtà quello che dobbiamo cercare è dentro di noi.
Come un automobile che viene spinta da forze esterne, si muove per un certo tratto, ma poi si ferma, così accade per la motivazione indotta da fuori.
Ciò che dobbiamo scoprire è come funziona la macchina, per far si che possa viaggiare autonomamente. La motivazione infatti è un misto di desideri di fare grandi cose (sensazioni interne) e di sforzi nel raggiungerle (azioni esterne).

Come funziona

Dopo aver letto molte cose riguardo l’automotivazione e sperimentato varie
metodiche devo dire che non è molto complicato stimolarla. Certamente ci
sono numerosi consigli strategie che ci possono aiutare, tuttavia tutto gira attorno tre importanti aspetti:

1) sapere che cosa ci motiva;
2) rendere le cose stimolanti
3) usare la riprova sociale

  • 1. La domanda più importante è senz’altro questa: “da che cosa sono motivato?” ed è una domanda a cui solo noi possiamo dare una risposta. Ci sono persone che amano le sfide, altre che odiano le competizioni; alcuni sono stimolati dal denaro e dal potere, altri vogliono una vita basata sulle relazioni e sull’aiuto reciproco. Ogni motivazione dipende dalla nostra crescita personale e dalle nostre esperienze dirette ed indirette. Quello che
    può essere piacevole per uno, può essere fastidioso per un altro. Prima di tutto dobbiamo capire che cosa ci piace fare o ci stimola, cosa rappresenta per noi “un premio”. o “una punizione”. Per farlo basta chiudere gli occhi provare a percepire le emozioni di piacere o di disagio che ogni situazione ci provoca. Qualcuno si sente contento pensando ad una piacevole uscita con gli amici; un altro immaginerà una romantica serata con il partner; qualcuno sarà più felice nel godersi un film da solo. Ci sono poi persone che sono motivate dai premi in denaro, mentre altre si sentono molto più realizzate dal riconoscimento sociale. Ogni aspetto stimola una sensazione di piacere che ci permetterà di continuare un determinato comportamento, in definitiva di essere motivati a farlo.


  • 2. Il potere dell’ Ancoraggio: dopo aver capito che cosa ci motiva, dobbiamo cercare di associare l’attività quotidiana a tale fattore. Se ad esempio qualcuno è stimolato da “ridere insieme agli amici”, possiamo chiederci “come posso associare tale situazione al lavoro di ogni giorno”. Potremo cercare di ridere anche con i pazienti in maniera da riportare l’emozione positiva all’interno dello studio oppure possiamo premiarci ogni volta che raggiungiamo un determinato traguardo nell’attività lavorativa con una piacevole cena con gli amici. Le domande da farci in questo caso sono:
    “come faccio a ricreare la situazione motivante all’interno dell’attività quotidiana” oppure “come posso collegare l’attività quotidiana a quella motivante”.


  • 3. “E’ motivazione non disciplina”, ovvero la riprova sociale: qualcuno può pensare che il fatto di non fare le cose sia legato principalmente a una mancanza di disciplina piuttosto che di motivazione. In effetti noi vogliamo fare le cose. ma ci manca il tempo e la perseveranza nel realizzarle, in una parola disciplina. Ma che cos’è la disciplina, praticamente un’illusione.
    Quando la gente dice che qualcuno è disciplinato in realtà afferma che è motivato nel fare qualcosa, altrimenti smetterebbe di farla. Ad esempio prendiamo un ambiente in cui la disciplina è fondamentale, come quello militare. Un soldato si può alzare all’alba, farsi il letto, fare gli esercizi ginnici e seguire tutta una serie di azioni durante la giornata. Ma questo perché è disciplinato? Penso che sia dovuto principalmente a una pressione sociale (sia positiva che negativa) nel fare tutte le cose descritte. Se non le fa può
    ottenere un demerito e viene considerato male dai suoi colleghi, se invece le fa diventa agli occhi di tutti un soldato eccellente. Dopo un po’ fare tutte queste cose inizia a diventare piacevole anche per lui. Prova un senso di soddisfazione nello stare in forma e nel tenere tutto pulito. Gli piace alzarsi presto la mattina e si sente bene nel realizzare il proprio lavoro. Alla fine non è qualcosa legato a una indefinita sensazione di disciplina, ma le sue azioni dipendono da due segreti della motivazione: piacere e riprova sociale.
    Se penso ad alcuni obiettivi che ho realizzato, sono proprio legati a questi due aspetti. Il primo libro “Il dentista tra loro vita” è stato realizzato in circa sei mesi. Scrivere mi era sempre piaciuto, ma averlo fatto diventare una vera e propria “disciplina” è stato possibile grazie alla cosiddetta riprova sociale.
    Avevo infatti promesso ai miei familiari e a molti colleghi l’uscita del libro entro un determinato periodo.... e così è successo. Mi alzavo anche alle cinque di mattina pur di rispettare i tempi, non potevo deluderli. Il fatto di dover dimostrare qualcosa a qualcuno che stimiamo e senz’altro un grande fattore motivazionale. Possiamo utilizzare questa leva facendo partecipe dei nostri progetti i nostri familiari o amici fissando magari delle date di scadenza.

...per finire

Se poi vogliamo ulteriormente stimolare alcune azioni possiamo aggiungerci anche un quarto aspetto: il fattore urgenza. Fissare delle date di scadenza ci stimola notevolmente nel realizzare le cose. Questo ci serve per
far diventare urgenti le cose importanti. Se infatti lasciamo che soltanto le cose non-importanti siano urgenti, per ovvi motivi (fare il pieno di benzina, la spesa, il pagamento delle bollette...ecc), riempiremo il nostro tempo solo di tali attività e non riusciremo mai a realizzare i nostri sogni personali.

L’auto-motivazione è senz’altro uno dei fattori più importanti della nostra attività. Soltanto un dentista motivato infatti può mantenere alta la motivazione del personale e convincere i pazienti dell’utilità del piano di trattamento. Se perdiamo questo importante carburante lo studio ne risentirà in poco tempo. Esistono ulteriori strumenti che ci aiutano a rafforzare questa importante emozione (vision, time-line ecc), ma senz’altro i tre ambiti che abbiamo appena descritto ne rappresentano la base insieme al coaching e al mastermind / networking.

Un giorno un consulente americano mi disse che “ogni persona dopo la nascita va in giro con il cordone ombelicale in mano per cercare qualcuno a cui attaccarlo”. E’ senz’altro giusto avere dei mentori o delle guide (nessuno è nato “imparato”) tuttavia la prima pacca sulla spalla ce la dobbiamo dare da soli. Solo se rafforzeremo la nostra motivazione personale potremmo riuscire a condurre con serenità e sicurezza una attività individuale come la nostra.

Scritto da Dr. Tiziano Caprara

Coaching e Mentoring in Odontoiatria Laureato all’Università di Bologna. Si interessa da più di 10 anni di gestione dello studio dentistico. leggi tutto Website: http://www.tizianocaprara.com