La sostenibilità delle casse previdenziale. Cosa succederà alla mia pensione?

La sostenibilità delle casse previdenziale. Cosa succederà alla mia pensione?

Sostenibilità delle casse previdenziali di fronte alla crisi del mercato immobiliare e crollo delle nascite

La situazione delle casse previdenziali italiane e quindi anche dell’Enpam deve fare i conti con una serie di circostanze, ormai diventate strutturali, che rischiano di minarne la stabilità nei prossimi anni.

La prima circostanza deriva dal fatto che in Italia il tasso di natalità è di 1,34 figli per donna. I dati parlano chiaro. Nei paesi più industrializzati, la natalità è in caduta dalla fine del Settanta.

Già nel 1976 - erano gli anni del diritto all’aborto - lo storico francese Pierre Chaunu parlò del declino demografico europeo come «la peste bianca». Oggi, stando alle ultime rilevazioni di Eurostat, nessuno dei 28 paesi Ue raggiunge il cosiddetto «livello di sostituzione» ovvero quel numero di figli necessario per rimpiazzare naturalmente la popolazione (un obiettivo possibile solo con un tasso di fertilità pari a 2,1 figli per donna).

Ma mentre alcuni sono molto prossimi a quella soglia - come Francia e Irlanda, rispettivamente a 1,96 e 1,92 - altri scivolano senza speranza agli ultimi posti: è il caso di Germania, Italia e Spagna (a 1,50, 1,34 e 1,33). Numeri, peraltro, che sarebbero perfino più bassi senza i figli nati dalle donne extra-Ue: in Italia, per esempio, la fecondità delle mamme straniere è a 1,95 quella delle italiane a 1,27.

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In Italia e nei paesi più avanzati la variabile demografica resta una pesante bomba a orologeria, soprattutto per la sostenibilità del welfare. Vediamo perché.

Innanzitutto, meno nascite ci sono in un paese, più diminuisce la popolazione. In secondo luogo, aumenta l’età media della forza lavoro. E questo minaccia anche il sistema produttivo, visto che finiranno per mancare competenze. Infine, si appesantisce sulle spalle dei lavoratori attivi, e quindi dei giovani, il carico per sostenere quella parte (crescente) di popolazione che invecchia e vive più a lungo, innescando un conflitto generazionale.

Le previsioni Onu, aggiornate a giugno, dicono che gli over 60 sono oggi un quarto della popolazione europea ma entro il 2050 saranno il 35 per cento. E se per ogni over 65 ci sono oggi 3,3 persone in età lavorativa, nel 2050 scenderanno sotto la soglia di due (con l’Italia destinata ad averne 1,8 già nel 2035).

Insomma, la bassa natalità sommata al costante allungamento dell’aspettativa di vita si sta trasformando in una sorta di «tempesta perfetta» che mina pensioni e sanità.

Siamo davanti a un problema nuovo che non c’è mai stato nella storia dell’umanità: alla lunga i sistemi di welfare non ce la potranno fare o, almeno, non quelli tradizionali conosciuti finora.

Su tutto incombe un altro rebus: come inciderà la rivoluzione 4.0 e la presunta riduzione dei posti di lavoro legata alla tecnologia? Nessuno, in realtà, sa dare una risposta. Non mancano altre obiezioni: un luogo meno abitato non si traduce, forse, in più risorse disponibili per chi c’è? Ma è chiaro che, senza ricambio generazionale, un paese è destinato a estinguersi.

Sulla crisi delle nascite incidono vari fattori. Prima delle scelte personali, ci sono i più concreti ostacoli della vita quotidiana: precarietà del lavoro, reddito basso, mancanza di strutture per l’infanzia, scarsi congedi parentali, assenza di flessibilità negli orari di lavoro.

A questi si aggiungono i motivi individuali come il desiderio di fare carriera prima di essere genitore, la mancanza del partner “giusto”, le relazioni affettive instabili, gli stili di vita mutati.

Vediamo ora come la crisi di natalità produca un doppio effetto negativo sulle casse previdenziali ed in particolare anche su quelle dell’Enpam.

Il primo effetto è determinato dal fatto che oggi mancano i potenziali acquirenti di case, in quanto non sono nati negli ultimi 30 anni è ciò determina una flessione delle domanda di abitazioni con conseguenti tensioni al ribasso sui prezzi delle stesse.

Essendo il patrimonio dell’Enpam molto investito nel mercato immobiliare, direttamente o indirettamente, subisce una forte diminuzione di valore con una tendenza che non sembra evidenziare segnali di inversione.

Il secondo effetto è rappresentato dalla diminuzione degli iscritti all’albo degli odontoiatri che si contrappone ad una grossa uscita prevista per i prossimi 10 anni di circa il 50% degli iscritti a fronte di meno di un 30% previsto di nuove adesioni.

Non volendo creare inutili allarmismi è giusto ricordare che la sostenibilità garantita e certificata dell’Enpam e prevista dalla legge è di almeno 50 anni, anche se si tratta di stime in quanto è sempre difficile ipotizzare quanti professionisti lasceranno il mondo del lavoro raggiunti i 68 anni e quanti continueranno a lavorare e per quanti anni.


Il dr Carlo Milesi esporrà questi argomenti al corso di novembre

"La professione che verrà"

un evento unico non ripetibile


In effetti considerando l’eventuale carenza di dentisti che contribuiscono alla quota B, non ci sono motivi di preoccupazione in quanto la quota B non è il fondo dei dentisti ma il fondo della libera professione al quale gli odontoiatri contribuiscono per il 40-45% mentre la restante parte della contribuzione arriva dai medici.

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Il patrimonio dell’Enpam supera oggi i 20 miliardi di euro di cui circa il 29% è investito in asset immobiliari. La fondazione Enpam per assicurare l’equilibrio finanziario cinquantennale delle casse previdenziali ha posto in essere già da qualche anno degli importanti correttivi come l’innalzamento delle aliquote contributive che passeranno progressivamente dal 12,50 del 2014 al 19,50 dal 2021 in poi, oltre all’innalzamento delle base imponibile dai 55.000 € ai 100.000 € e all’introduzione dell’aliquota contributiva anche alle società.

Rimangono alcune incognite relative ai futuri modelli di erogazione delle prestazioni mediche ed odontoiatriche che prevedono la riduzione dei costi delle prestazioni attraverso fondi, assicurazioni o imprenditori  che puntano sul low-cost ed il franchising.

Questi nuovi modelli comportano una inevitabile riduzione dei compensi dei professionisti e quindi una conseguente diminuita capacità contributiva a scapito della cassa previdenziale.

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Concludendo infine ed un po’ egoisticamente auspicandoci che la crisi delle casse previdenziali possa manifestarsi non prima dei prossimi 50 anni, ma considerate d'altronde tutte le variabili e le approssimazioni delle stime fatte, sembra saggio non fare completo affidamento solo sulla prestazione dell’Enpam ma piuttosto puntare su una corretta diversificazione del proprio patrimonio, non mettendo mai le uova tutte nello stesso paniere, anche se questo meriterebbe un approfondimento a parte.

dr. Carlo Milesi

Scritto da Dr. Tiziano Caprara

Coaching e Mentoring in Odontoiatria Laureato all’Università di Bologna. Si interessa da più di 10 anni di gestione dello studio dentistico. leggi tutto Website: http://www.tizianocaprara.com